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  notiezie dietologia nutrizione
Parliamo di obesità
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Eppur si muove?!
Nella maggioranza dei casi, le persone obese tendono all'assoluta sedentarietà.
Il troppo peso accumulato non permette grande capacità di movimento e di per se rappresenta un limite all'accettazione di un esercizio mirato. Appare quindi difficile formulare un piano dietetico e abbinarlo ad uno specifico programma di esercizio fisico per ciascuna persona obesa. Generalmente avviene che, se la dieta restrittiva è accettata di buon grado, l'esercizio fisico viene spesso rifiutato.


Obesità: pigrizia muscolare e ossidativa
Non solo per pigrizia, quindi, ma anche per l'effettiva ridotta capacità al movimento. Da un altro punto di vista, è legittimo chiedersi se vi siano processi di ossidazione dei grassi corporei differenti tra un soggetto obeso rispetto a un normopeso. La mobilizzazione del grasso, purtroppo, non è strettamente legata alla sua quantità corporea. In proposito, un gruppo di ricercatori americani ha indagato sulle risposte del sistema ossidativo, in soggetti magri (n = 12 BMI = 22.1 ± 0.6 kg/m2) e li ha confrontati con quelle dei soggetti obesi (n=10; BMI = 39.6 ± 1.7 kg/m2). Tutti i soggetti reclutati, erano volontari sani (maschi e femmine tra i 18 e i 30 anni) e venivano sottoposti ad un regime dietetico ad elevato contenuto di grassi (65%) per 5 giorni consecutivi.

Per la verifica della risposta ossidativa a livello muscolare, si procedeva al tempo 0 e dopo 5 giorni di dieta, ad un prelievo di tessuto muscolare dai quadricipiti. Nei campioni bioptici si misuravano le risposte ossidative alla dieta iperlipidica (proliferazione di perossisomi, contenuto di acil-carnitina, attività della piruvato deidrogenasi-chinasi, espressione di RNA mitocondriale). In breve: le risposte ossidative dei magri e degli obesi erano differenti. Ovvero negli obesi la regolazione dell'ossidazione dei grassi, fisiologicamente stimolata da una dieta iperlipidica, appariva sostanzialmente compromessa rispetto al soggetto magro. Torniamo daccapo: dieta ipolipidica e attività fisica, insieme costituiscono una terapia efficace, quanto inscindibile.



LE CAUSE DELL'OBESITÀ
Dire che l'obesità è una conseguenza del bilancio energetico positivo significa dare soltanto una prima approssimazione. Infatti i motivi che portano a questo risultato sono differenti. Il bilancio positivo può essere dovuto a un'alimentazione più ricca di quella indicata nella media di una certa categoria di persone (per età, sesso, occupazione, ecc.) dovuta, per esempio, a particolari condizioni psicologiche, ma può anche dipendere da un dispendio energetico inferiore a quello che sarebbe lecito aspettarsi, quest'ultimo può dipendere da diverse circostanze.

Comportamento alimentare
Una corretta alimentazione è un comportamento necessario per mantenere il peso corporeo entro limiti ottimali, ma spesso non è sufficiente. Non è detto, infatti, che tutti gli individui obesi siano tali a causa di un consumo eccessivo di cibo. Al di là della quantità di calorie introdotte giornalmente con la dieta, conta anche la forma, cioè il tipo di alimenti, con cui le calorie vengono introdotte.
Mentre i carboidrati (cereali, pane, zuccheri) e proteine (carne, legumi) vengono immediatamente ossidati per produrre energia, i grassi o lipidi vengono tendenzialmente immagazzinati nel tessuto adiposo. In altre parole, l'organismo utilizza preferibilmente carboidrati e proteine e soltanto in un secondo tempo ricorre all'ossidazione dei grassi per la produzione di energia metabolica. In questo modo l'introduzione di grassi determina un 'risparmio' questi ultimi e, a parità di introito calorico, più facilmente si assiste a un aumento dell'adipe se la persona segue una dieta ricca di grassi. Oltre ad essere metabolizzati in modo diverso, il consumo di lipidi dipende da meccanismi cerebrali differenti che regolano fame e sazietà. Infatti, mentre l'assunzione dei carboidrati viene rapidamente registrata dall'adipostato e produce immediatamente il senso di sazietà, lo stesso non avviene con i grassi, ragion per cui l'appetito non risulta appagato.

Genetica
La dieta non spiega del tutto la tendenza individuale all'aumento di peso.
Da tempo è stabilita l'esistenza di una predisposizione genetica all'obesità. Certe persone portano con sé alcuni 'errori funzionali' a livello dellle sequenze di DNA responsabili della tendenza all'aumento del volume di contenuto corporeo adiposo.L'osservazione che i figli di genitori obesi presentano un metabolismo basale più basso della norma (quindi un minor dispendio di energia), oppure il fatto che intere popolazioni, come quella degli indiani Pima degli Stati Uniti, presentano la tendenza a ingrassare ha indotto alcuni studiosi ad indagare le basi ereditarie dell'obesità nel contesto dell'ambiente di vita.
Un esempio di questi errori innati è emerso da studi approfonditi sul mediatore ormonale leptina. La leptina (o proteina ob) è una molecola prodotta dagli adipociti con diversi effetti sull'adipostato.Tra le sue funzioni principali vi è la modulazione dell'appetito, tramite l'azione a livello del centro cerebrale della sazietà. Negli studi su modelli animali è stato dimostrato che, in seguito a mutazioni inattivanti il gene ob (topi ob/ob), si assisteva all'insorgenza di obesità, proprio a causa di una carenza nella produzione di questa molecola. Quando somministrata in animali obesi, la sostanza determina sia una modificazione del suo comportamento alimentare sia un marcatodimagrimento. In altri modelli animali fenotipicamente obesi (affetti da diabete mellito tipo 2, o topi db/db, e i topi grassi o fa/fa) non è la leptina a mancare, bensì il suo recettore. Al momento non esistono evidenze provate sullo sviluppo dell'obesità nell'uomo dovuta ad una carenza di leptina. Attualmente è in via di sperimentazione l'uso terapeutico di leptina umana ricombinante per strabilirne l'efficacia e la tollerabilità.Nonostante esista una predisposizione ereditaria allo sviluppo di obesità non necessariamente si ingrassa: evitando i comportamenti 'pericolosi' come la sovralimentazione o la vita sedentaria è possibile mantenere, anche se con qualche difficoltà in più, un peso normale o vicino alla norma.

Terapia dell'obesità
I medici di famiglia dovrebbero fornire informazioni di base circa l'efficacia e la sicurezza delle diete e sottoporre i pazienti a fonti di informazioni adeguate. Pochi sono i farmaci approvati per il trattamento a lungo termine di obesità, e deve essere prescritto solo in combinazione con le modifiche dello stile di vita. La chirurgia bariatrica è un'opzione per gli adulti con un indice di massa corporea >=40 kg/m2, o per quelli con un indice di massa corporea >= 35 kg/m2 che hanno comorbidità associate all'obesità , come diabete di tipo 2.
Coloro che intendono perdere peso devono orientarsi a ottenere un deficit energetico riducendo l'introito di energia, utilizzando il più possibile cibo variato.
Diminuire l'assunzione di alcool, di cibi raffinati e ad alta densità energetica rappresenta una buona strategia per la riduzione di assunzione di energia senza eliminare nutrienti essenziali.
Una dieta per la perdita di peso dovrebbe garantire un contenuto proteico adeguato per mantenere il bilancio azotato e limitare la riduzione di massa magra (FFM).
Le diete che evitano i gruppi di alimenti principali o attribuiscono speciali benefìci per la perdita di peso a determinati cibi, o gruppi di cibi, vitamine o minerali, sono fondamentalmente non valide e potrebbero portare a conseguenze indesiderate alla salute a lungo termine.
Un introito energetico di meno di 1200 Kcal/al giorno potrebbe non rispettare il fabbisogno nutrizionale, in funzione dei parametri della composizione corporea e dei livelli di attività fisica (LAF) e per tali ragioni si consiglia di sviluppare il piano dietetico personalizzato.

La soluzione risiede nella tradizionale diagnostica preliminare alla dieta:
  • composizione corporea
  • anamnesi alimentare
  • parametri di laboratorio
Poi la ricerca di modelli dietetici strutturati per piccoli dimagramenti, o per il mantenimento del peso, con piccole e graduali correzioni al costume alimentare.

E' questo l'approccio che consente il raggiungimento di un peso desiderabile accettato dal paziente e tale da preservare le sue componenti metabolicamente attive. La dietoterapia deve proporre un dimagramento basato sul peso desiderabile e con modesti decrementi calorici calcolati sul costume alimentare italiano.
Ciò implica un atteggiamento volto a non sconvolgere le abitudini del paziente, passaggio indispensabile per chi vuole efficacemente gestire nel lungo termine il calo ponderale.

Mente e corpo: un equilibrio di emozioni
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"Lo psicologo si relaziona non come uno scienziato verso l'oggetto di studio, ma da persona a persona. Egli percepisce il valore della persona, valore che prescinde dalla sua specifica condizione. Egli lo rispetta, lo accetta come è, con le sue potenzialità". (Rogers, 1965)


Il progetto "Parliamo con..." nasce dall'esigenza di approfondire tematiche e argomenti molto attuali che fanno parte della nostra quotidianità e che purtroppo però, molto spesso, vengono nascosti perché ritenuti motivo di vergogna, scandalo o ancora peggio imbarazzanti. Il progetto propone ESPERENZIALI di GRUPPO, che sono centrati sul Dialogo e sul Confronto, e possono diventare una grande possibilità per modificare e innovare una mentalità ancora troppo distratta, chiusa e poco protagonista di se.

Lo scopo degli esperenziali di gruppo sarà quello di fornire ai partecipanti alcune tecniche di gestione del proprio Essere con il recupero di energie vitali e forze interiori. L'obiettivo sarà quello di prendere consapevolezza delle proprie potenzialità e di consentire alle stesse di esprimersi, per gestire meglio tutte le situazioni della vita quotidiana.

Farsi spalla l'uno con l'altro e fare tesoro dell'esperienza altrui è fondamentale per trovare il coraggio di dire la propria idea...in un clima privo di ogni tipo di inibizione e in assoluta libertà di espressione.


Per informazioni contattare la Dott.ssa Manuela Fagone ai seguenti recapiti:
Studio: 0974 938242
Cell: 339 2826144
 



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